venerdì 26 febbraio 2010

A futura memoria


Un disastro ambientale, un altro.

Una ex raffineria, che non doveva contenere tutti quegli idrocarburi, in un terreno su cui vorrebbero costruire una città che dovrebbe seppellire ogni porcheria sotto il nome di ecocity (potenza del marketing).
Nella notte, tra un turno e l'altro mentre nessuno controllava, qualcuno ha sbloccato le valvole, attivato nella giusta sequenza tre comandi e atteso che gli idrocarburi venissero aspirati dal fondo e pompati in apposite tubature. Solo a questo punto ha aperto le ultime paratie.

La notizia è stata data all'inizio sottotono: con l'attenzione puntata sul fatto che si trattava di un fatto doloso.

Col passare delle ore però la macchia e la puzza si sono allargate e non hanno più potuto fare finta di niente e si è passati dall'incidente al disastro ambientale.

Anche i telegiornali ne hanno cominciato a parlare: è una notizia perfetta per non parlare di Mills e Di Girolamo.

Nessuno però che dica che un incidente di questo tipo non è un fatto doloso: perchè così come una raffineria non deve esplodere avvelenando e bruciando tutto e tutti, allo stesso tempo nessuno si deve introdurre nell'impianto e fare cosa gli pare. E se fallisce la prevenzione, che almeno l'allarme e gli interventi siamno tempestivi. Qui invece tutti hanno dormito per ore. I liquidi sono passati nelle fogne e da lì nel depuratore e poi nel fiume, e nessuno se ne è accorto per cinque ore né ha saputo cosa fare dopo.

Tanto per poter dire, nel futuro, che io l'avevo detto: prima o poi un qualche un gruppo terroristico (nemmeno troppo preparato) o mafioso, o criminale o semplicemente un gruppo di squilibrati, ma anche uno da solo potrebbe bastare, minerà un impianto come questo, lasciato senza controlli, per poi andarsene indisturbato a vedere lo spettacolo in TV.

Alla prova dei fatti la gestione dell'emergenza si è mostrata ridicola: i potenti mezzi per intervenire in caso di sversamenti accidentali non esistono, il ministero dell'Ambiente e la Protezione civile erano interessati ad altro e non si sono accorti di quanto accadeva (probabilmente per colpa dei giudici che li hanno distratti).

Ora tutti aspettano che il petrolio si disperda nell'Adriatico per tornare a fischiettare come se nulla fosse successo e spendere qualche altro bel milione di euro per nascondere i danni.

E in Abruzzo cosa accade?
Ci vogliono riempire impianti a rischio, in terra e in mare, vicino alle spiagge, vicino alle dighe, ai laghi e ai fiumi. Con il sorriso felice del presidente che ribadisce la sua fede nella tecnologia.

Poichè probabilmente non sa nulla di tecnologia, è bene fare chiarezza.

La sicurezza assoluta non esiste: ci può essere una bassa probabilità, ma i disastri sono sempre possibili.

Se però a guidare le scelte non è la tecnica ma il denaro, allora è solo questione di tempo, poco tempo.

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